Tangerinn di Emanuela Anechoum
modera Carmen Romano
TANGERINN, UNA VOCE ORIGINALE DAL SUD
Il 26 aprile alle ore 17 ILfest ospiterà la presentazione del libro Tangerinn di Emanuela Anechoum, moderata da Carmen Romano. Tra identità, appartenenze e legami familiari, il racconto attraversa più lingue e più luoghi, restituendo una prospettiva contemporanea e profondamente vissuta.
Una domanda, una direzione: la letteratura italiana oggi
Il tema del festival — “Dove sta andando la letteratura italiana?” — trova in Tangerinn una risposta naturale. Nel libro la narrativa contemporanea riflette un’Italia sempre più plurale: non solo con un passato migrante, ma anche con un presente e un futuro da luogo di arrivo. Ne emergono identità, stili e un multilinguismo mai forzato, dove parole come habibi diventano quotidiane e i temi del nostro tempo entrano nella vita di tutti i giorni con concretezza.
Un’esperienza che parla a tutti
Eppure, al di là di qualsiasi etichetta, chiunque abbia fatto esperienza di emigrazione o di spostamento — indipendentemente dalla propria storia o dal colore della pelle — può ritrovarsi in queste pagine: il dolore per la perdita a distanza di un genitore e la curiosità di ricostruirne il passato, e quindi le proprie origini, parlano una lingua universale. Come ricorda la moderatrice Carmen Romano, “è finalmente, una bella voce originale dal Sud”.
Identità e appartenenze: le domande al centro di Tangerinn
Nel cuore di Tangerinn si intrecciano domande essenziali: che cosa ci portiamo dietro della nostra famiglia, e come il dolore attraversa le generazioni? Quali forme può prendere la ricerca di una casa — reale o interiore — quando si cresce tra più appartenenze?
I fili del romanzo: sorelle, classi sociali, femminismo e fame
Il romanzo tiene insieme molti fili, senza mai perdere intensità. C’è l’amore tra sorelle, che sorregge tutto; c’è il rapporto con i genitori e la consapevolezza di come certe ferite si trasmettano; c’è una critica alla superiorità snob di chi pratica un “femminismo performativo”; c’è lo sguardo lucidissimo su cosa significhi avere fame e su quanto cambi, nelle ambizioni, appartenere a classi sociali diverse. E poi c’è la ricerca di sé: di un’identità, di una casa. Pagine capaci di commuovere, ma anche di innescare — quasi inevitabilmente — una rilettura delle proprie relazioni familiari, amicali e intergenerazionali.
Una chiusura che resta addosso
E se servisse un solo motivo per lasciarsi guidare dentro queste pagine, potrebbe essere questo: incontrare un personaggio “assolutamente non perfetto”, genuino, attraversato da dolore e rancore, mentre riscopre sé stessa e il significato dell’amare — sé e gli altri. Del resto, il libro è costellato di frasi che restano addosso, come questa: “Ti sei trovata? Feci spallucce. Mi sono intravista, a volte”.
«Vi aspettiamo domenica 26/4 alle 11:30 a ILFest», invita la moderatrice Carmen Romano.
Arianna Denti



