Intervista a Serena Scarel.
Ho il piacere di intervistare Serena.
La sua storia può essere un tangibile esempio di come sia possibile cambiare rotta nel percorso della propria vita, assecondando i propri talenti.
Svolte di vita
A: Serena, sei un medico neurologo, psichiatra e oggi sei una scrittrice.
A: Raccontaci come è avvenuto questo cambiamento.
S: Cambiare vita non è stato difficile. Mi ero messa in testa di farlo a 50 anni, ma me ne sono voluti altri 12 per poter mettere in atto il mio piano: ho aspettato che i nostri due figli si fossero laureati e di avere un’indipendenza economica. Volevo avere la libertà di scrivere e non l’obbligo. Mi rendo conto di trovarmi in una posizione privilegiata. Adesso di anni ne ho quasi 66 e sono una scrittrice piena di entusiasmo, ma continuo anche a essere un medico specialista in Neurologia e Psichiatria in pensione.
Una professione che mi ha regalato la capacità di osservare, utile per il mio nuovo lavoro. E non tralasciamo anche la capacità di ascoltare. È in questo modo che le storie vengono da te.
Talento e disciplina
A: Quanto contano il talento e la disciplina nel tuo percorso di scrittura?
S: Il talento è innato e non ho idea di quanto ne abbia. Ma l’importante è, e questo lo dico a tutti quelli che desiderano scrivere, imparare a farlo. Ho frequentato molti corsi (Scuola Holden, Bellevue, Raccontare una grande storia) prima di affrontare la scrittura del mio primo romanzo, Una scelta (uscito nel 2023 per VAN Editrice, Trieste). Per il secondo, Lettere dal passato (novembre 2025, Kappa Vu Editore, Udine), mi sono poi affidata a una bravissima editor dopo aver concluso quella che mi sembrava la stesura definitiva. C’è voluto ancora molto lavoro prima di consegnarlo all’editore. Quindi talento e ispirazione, direi, fanno il 10%. Il resto è disciplina e l’umiltà di chiedere aiuto a chi ne sa più di te.
Scrittura e memoria
A: Com’è nata la storia di Lettere dal passato - La levatrice di Mune?
S: Margherita, l’interprete di Lettere dal passato - La levatrice di Mune, mi è stata una cara compagna per molti anni. La storia della sua vita, trascorsa all’ombra del campanile di Aquileia, a Trieste e a Mune, in Istria, negli anni Venti e Trenta del secolo scorso, mi si era impressa nel cuore decenni fa. Ma anche una storia ha bisogno del suo tempo per lievitare al punto giusto prima di essere infornata. In altre parole, i fatti sono la struttura portante, quella che non si vede, mentre la finzione permette di dare forma al lavoro, ciò che poi verrà letto. Di Margherita mi hanno colpito non solo le esperienze drammatiche – in primo luogo il fatto che il novello sposo si ammalasse di schizofrenia – ma anche la capacità di affrontare in modo costruttivo i fatti tragici che il destino aveva in serbo per lei, contadina e donna. Insomma, ha dimostrato quella che oggi, con un termine inflazionato, si definisce resilienza.
Le ricerche per questo libro mi hanno fatto incontrare persone interessanti. Per nominarne una, Robert Doricic, docente all’Università di Fiume, che mi ha poi invitata a presentare il libro a Palazzo Modello, sede della Comunità italiana di Fiume. Un’esperienza che non dimenticherò.
Mi sono prefissata di inserire nei miei romanzi una malattia neurologica o psichiatrica, visto che ho esperienza in materia, e inoltre un gatto. Nel primo libro c’era Ludwig, un gatto rosso; nel secondo Tùi, anche lui un trovatello. Vorrei che queste due costanti diventassero i miei marchi di fabbrica.
Identità e trasformazione
A: Che cosa significa per te identità, dopo tanti cambiamenti?
S: Identità significa sentirmi me stessa in qualsiasi situazione e luogo.
Parte di me è anche l’essere medico: sono panni che non si riescono più a togliere. Da medico impari a pensare e ad agire in determinati modi. Questo è di notevole aiuto nella scrittura; pensa solo a quanti scrittori sono, o sono stati, medici.
Germania e integrazione
A: Com’è stato il tuo percorso di integrazione in Germania e che rapporto hai oggi con Monaco?
S: A Monaco sono arrivata subito dopo la laurea, masticando pochissime parole di tedesco. Nei primi mesi tornavo a casa e mio marito doveva asciugare le mie lacrime di frustrazione: conoscevo poco la lingua e il lavoro in ospedale era arduo. Ma, come sai, i friulani, e soprattutto le friulane, sono testardi. Comunque, l’aiuto principale mi è stato dato dalle persone che hanno creduto in me: mio marito, alcuni colleghi e due primari. Mi hanno aiutata a intraprendere la mia carriera. Difficile, ma possibile e, soprattutto, nel mio caso, molto gratificante.
Sono felice di poter far conoscere a mio figlio e a mia figlia due culture che si intersecano in maniera fruttuosa: la tedesca e l’italiana. Insomma, mi considero molto fortunata. Ritengo che integrarsi non significhi rinunciare a parte di sé stessi, bensì avere a disposizione nuove possibilità. Anche nei momenti più difficili, ho cercato di vedere il meglio di questo connubio di culture.
Monaco offre molta cultura: i musei, che mi hanno anche ispirata nella scrittura, e una ricca varietà di concerti ed eventi letterari. Faccio parte di due gruppi di lettura, uno italiano e uno tedesco. Anche la vivibilità di questa città, dimenticando per un attimo gli affitti stratosferici, è un vantaggio. E poi vuoi mettere la possibilità di tornare in poche ore in Friuli?
Due lingue, due mondi
A: Che cosa significa per te scrivere tra due mondi e due lingue?
S: Uno dei motivi che mi ha spinto a cominciare a scrivere è stato il desiderio di riappropriarmi di una delle mie due lingue madri, l’altra è il friulano. I decenni trascorsi qui in Germania hanno provocato un impoverimento del mio italiano. La sola lettura non mi bastava.
Grazie alle presentazioni che faccio sto entrando sempre di più nella bolla della letteratura. Bellissimo!
Il mio primo romanzo uscirà per la casa editrice Klingensberg Verlag di Graz all’inizio del 2027. Ne sono felicissima. Spero con tutte le mie forze che anche Lettere dal passato trovi una casa editrice disposta a tradurlo. Case editrici tedesche, aspetto una vostra proposta.
Ho fatto la mia prima presentazione qui a Monaco, alla scuola di lingua Punto Italiano. È stata una bella serata, con un pubblico interessato. Ho presentato il romanzo anche al gruppo dei traduttori dall’italiano al tedesco Letteratura Tradotta Monaco, con i quali collaboro. Sono incontri molto costruttivi.
Sogni e lettori
A: Che cosa ti senti di dire, in chiusura, a chi sogna di scrivere e ai lettori che ti seguono?
S: La mia è stata una scelta. A volte non molto ponderata, come la decisione di studiare medicina o di venire qui a Monaco senza sapere la lingua. Diciamo che sono state scelte spontanee. Quello di scrivere, invece, era un desiderio che coltivavo da tempo. Quindi, come ho già detto, se avete il sogno di scrivere, cominciate facendovi aiutare: ci sono corsi di scrittura che costano poco e si possono seguire online. Pazienza, disciplina e umiltà sono le parole d’ordine. Le macine dell’editoria sono lente. Scrivere significa passare ore e ore alla scrivania, per poi magari buttare via quello che si è appena scritto. Pochi sono quelli che scrivono un bestseller; trovare una casa editrice indipendente, magari piccola e regionale, può essere un ottimo inizio.
È ovvio che presentare il proprio lavoro a persone interessate sia una grande soddisfazione. Sarò a fine mese a Gorizia, al Festival è Storia, ma mi capita anche di fare piccole presentazioni in librerie e biblioteche, durante le quali lo scambio con il pubblico è molto vivace. Spero di poter fare altre presentazioni qui in Germania per il pubblico che legge in italiano.
S: Ai lettori di Italia-Qui vorrei dire grazie per aver letto la mia storia. Spero che possa essere d’aiuto a chi si trova ancora a fare i conti con lo spaesamento dei primi mesi. Inoltre, vorrei suggerire di approfittare delle nuove possibilità che offre il vivere in un luogo diverso da quello a cui siamo abituati. La lingua è essenziale: ci spiana la strada verso nuove amicizie, nuovi confronti e nuove scoperte.
A: Grazie, Serena, per la tua sincerità.
Non mi resta che augurarvi una buona lettura di Lettere dal passato - La levatrice di Mune, edizioni KAPPA VU, una bella storia di famiglia che dimostra come la fermezza di alcune donne possa cambiare il destino.
Alla prossima,
Arianna



